A cura di Enrico Sacchi

A fine dicembre 2014, il Demanio Militare ha dichiarato l’Arsenale non più di suo interesse e, circa un mese fa, ne ha ceduto la proprietà al Demanio Civile. L’Arsenale è ora sottoposto alla procedura prevista dall’art. 26 del Decreto Sblocca Italia: Comune e Demanio Civile devono concordare e stendere un Accordo di Programma nel quale verranno indicate le destinazioni d’uso e gli attori che attueranno il programma stesso. L’Accordo di Programma, approvato dal Consiglio Comunale, costituisce Variante Urbanistica. A questo punto, compito specifico del Demanio Civile è quello di trovare un’acquirente e vendere il bene.
Ecco quindi la necessità assoluta da parte dei cittadini di seguire con grande attenzione questo processo decisionale, di partecipare alla sua formazione e di incidere concretamente sulle conclusioni. La nostra Associazione Arsenale Creativo ritiene che un effettivo coinvolgimento della città possa avvenire solo con il metodo della Progettazione Partecipata.

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L’area sulla quale, nel corso degli anni, si è sviluppato l’Arsenale di Pavia così come oggi lo vediamo, venne espropriata nel 1862, un anno dopo la proclamazione dell’Unità di Italia.
La scelta derivò probabilmente dall’essere questa area adiacente alla Caserma Rossani, dove nel 1859 era stato stanziato il Reggimento Pontieri con relative officine. La necessità di nuovi edifici idonei all’attività produttiva che si andava sviluppando e, nel contempo, l’opportunità di una sorveglianza militare di facile attuazione furono probabilmente gli elementi determinanti nella scelta dell’area.

L’area dell’Arsenale è molto grande (mq. 140.000), collocata all’interno dell’edificato e in prossimità del centro storico, si affaccia sul Ticino, è attraversata dal Navigliaccio, al suo interno sono presenti edifici storici di grande interesse. Ha quindi tutte le caratteristiche urbanistiche, ambientali e storiche per farne un grande polo di interesse cittadino, un complesso di spazi, luoghi, edifici per il rilancio dell’iniziativa sociale, economica e culturale dell’intera città.

Gli edifici presenti sull’area sono stati costruiti nell’arco di circa 120 anni. Purtroppo non abbiamo a disposizione, e forse nemmeno esiste, un archivio da cui poter attingere notizie sulle date di costruzione. Dobbiamo quindi attribuire una datazione basandoci sulle caratteristiche architettoniche e sulla tipologia costruttiva.

Gli edifici storici che abbiamo di fronte sono stati costruiti tra il 1865 e la fine secolo, quindi in un arco di tempo di circa 35-40 anni e secondo progetti diversi e successivi, ma seguendo fedelmente una precisa impostazione iniziale: l’asse di simmetria sul quale, partendo dall’ingresso con cancello arretrato e invito curvilineo sui due lati, si allineano la facciata, gli androni carrai, i cortili e, a finire, il corridoio coperto che divide in due parti l’ultimo edificio.

All’interno dei cortili e sul lato est del secondo cortile sono state introdotte negli anni incongrue costruzioni che, nell’ambito di un progetto di restauro, verranno demolite per conferire agli edifici storici l’immagine originale.

Gli edifici sono caratterizzati da muratura a vista di accurata fattura, soluzioni architettoniche meditate, coperture in legno ben eseguite.

Gli altri edifici, che troverete lungo il percorso [quello previsto durante l’Open Day del 21 giugno 2015, giorno in cui questo testo è stato diffuso], sono stati costruiti in parte negli anni trenta, come dimostrano la tecnica delle strutture in cemento armato, le coperture a shed e le scelte compositive delle facciate, e in parte dopo l’ultima guerra e fino agli anni ottanta. Si tratta di costruzioni prive di valore storico e architettonico, alcune addirittura moleste, e quindi la loro riutilizzazione o demolizione dipenderanno dalle necessità e dalle opportunità delle nuove attività che andranno ad insediarsi. Si tratterà quindi di privilegiare gli aspetti ambientali e paesaggistici dell’area e a essi uniformare le nuove costruzioni e le nuove destinazioni d’uso.

L’intensa attività dell’Arsenale, che ovviamente raggiunse i vertici durante le due guerre mondiali, fu sempre dedicata alla produzione di beni e strumenti di supporto logistico e mai di armi ed esplosivi. All’Arsenale si costruivano ponti di barche, ruote per biciclette, mobili da campo e da ufficio, baracche, tende, cucine da campo, ecc.

Dopo alcuni anni di difficile sopravvivenza, l’Arsenale fu definitivamente chiuso nel giugno del 2010.

MONASTERO DI SAN SALVATORE

Il complesso di edifici che viene normalmente identificato come Caserma Rossani è in realtà l’ex Monastero di San Salvatore, una delle più significative strutture conventuali della nostra città.

Le origini risalgono all’epoca longobarda, come attestato da Paolo Diacono (circa 720-799) nella sua Historia Langobardorum. Secondo Paolo Diacono, la chiesa fu fondata nel VII secolo per volontà regia e accolse le spoglie di tre o forse quattro re longobardi.

In età carolingia San Salvatore, forse proprio perché memoria significativa della dinastia longobarda, perse prestigio e venne dimenticato anche dalle cronache del tempo.

Il Monastero venne rifondato nella seconda metà del X secolo da Adelaide e Ottone I, imperatore e re di Germania. Durante l’epoca ottoniana, poté godere di un lungo periodo di prosperità e il palazzo annesso al Monastero fu più volte utilizzato dagli imperatori, Barbarossa compreso, durante i loro soggiorni pavesi.

Di come fossero nella realtà il complesso longobardo e quello ottoniano non abbiamo traccia perché la ricostruzione quattrocentesca del Monastero fu così radicale da cancellare le preesistenze.

Il Monastero nella versione a noi pervenuta fu edificato nella seconda metà del quattrocento, ebbe alcune integrazioni seicentesche e godette di grande prosperità fino al settecento. Fu soppresso con decreto del 1782, regnante Giuseppe II d’Austria, e fu abbandonato definitivamente dai monaci nel 1795. Da allora fu utilizzato a vario titolo come luogo di acquartieramento militare, finché nel 1859 divenne definitivamente caserma in uso al Genio Pontieri. La chiesa, dopo varie vicissitudini, utilizzazioni e rischio di demolizione, fu posta sotto la protezione delle Belle Arti e nel 1901 ritornò all’uso liturgico.

L’ARSENALE DI PAVIA NELLA STORIA

Dall’epoca longobarda alla battaglia di Pavia (1525), l’Arsenale-darsena era un importante e ben difeso porto fluviale sul Ticino collocato nei pressi dell’attuale Idroscalo e dei resti del limitrofo “asso di picche” delle mura spagnole, che la pianta del Ballada (1654) denomina appunto Bastione della Darsena. Durante la battaglia di Pavia la darsena fu oggetto di duri combattimenti e fu conquistata dai francesi che riuscirono a battere la guarnigione spagnola. Dopo la battaglia iniziò la decadenza dell’arsenale e della darsena. Nel 1580 l’area fu inglobata nel convento dei Cappuccini che, come indica il Ballada, da via Darsena si estendeva su buona parte degli attuali orti borromaici.

Durante il lungo periodo della dominazione spagnola, Pavia fu priva di Arsenale. La pianta del Ballada (1654) ne testimonia l’assenza.

L’Arsenale fu ripristinato dagli Austriaci. Il Catasto Teresiano (1757) indica con la scritta “Arsenale” un’area sita in Cittadella, fra il Castello e il Monastero dei Lateranensi, e con la lettera “D” un’area adiacente sulla quale insiste un fabbricato che la legenda definisce “Arsenale con l’abitazione dell’assistente a detto Arsenale”. E’ necessario però precisare che, in questa parte, il Catasto Teresiano risulta abbastanza impreciso.

In epoca napoleonica, un regio decreto del 1802 diede nuovo impulso all’Arsenale che, collocato nella stessa area indicata dal Catasto Teresiano, ebbe sede in due edifici: uno esistente e denominato sulla pianta del Ballada “Salone dei giochi ducali” e uno, a esso parallelo, evidentemente di nuova costruzioni. La disposizione degli edifici dell’Arsenale è anche rappresentata da una “Pianta dell’Arsenale Militare di Pavia detto volgarmente il “Salone” conservata all’Archivio di Stato di Milano. Durante l’epoca napoleonica dall’Arsenale uscirono ottimi e famosi cannoni, due dei quali sono collocati nel cortile del Castello.

Dopo la caduta di Napoleone, l’Arsenale venne smantellato. Infatti, nel Catasto Lombardo Veneto 1855/58, i due edifici sono ancora presenti e posti ai lati del Corso di Porta S. Vito, oggi viale XI Febbraio, ma sono indicati come magazzini militari e non più come edifici sede dell’Arsenale.