Prima o poi doveva accadere. Nell’arco di un mese e mezzo di attività – esistiamo dal 26 marzo scorso – siamo riusciti ad attirare parecchia attenzione sulla causa del recupero dell’Arsenale, dunque era scontato scontrarsi con un po’ di “campagna contro”, soprattutto in periodo di elezioni.

Girando su Internet ci si può imbattere in ogni tipo di informazione, non sempre rispondente al vero in modo esatto. È importante chiarire, in modo serio, alcune questioni fondamentali, cosa che cercherò di fare in queste righe.

Non è la prima volta che si parla di Arsenale: la sua storia recente è stata caratterizzata da lotte, da parte di chi ci ha lavorato fino a pochi anni fa, per evitarne la chiusura e dall’impegno di persone che hanno lavorato affinché la cittadinanza lo conoscesse e comprendesse gli interessi, talvolta non molto trasparenti, che ci sono dietro a quest’area.

Ciò che, come comitato Arsenale Creativo, stiamo facendo, non è nulla di nuovo: si tratta semplicemente di riportare l’argomento sul tavolo delle discussioni.

Il tema che vogliamo tenere acceso, in questo momento, è principalmente uno: quella dell’Arsenale è un’area che va tutelata e per la quale bisogna trovare soluzioni di utilizzo che siano utili alla comunità del quartiere e della città tutta. Esiste una legge, la 85/2010 sul Federalismo Demaniale, secondo cui gli enti pubblici possono acquisire la proprietà di beni del demanio (come è l’Arsenale) in modo del tutto gratuito, a patto che poi si utilizzi il bene per finalità pubblico-sociali. Noi premiamo perché questo accada il più presto possibile: pensiamo infatti che sia l’unico modo per tutelare seriamente quest’area dall’importante valore storico e architettonico.

Nelle ultime settimane abbiamo avuto modo di parlare con rappresentanti del Comune e della Provincia di Pavia, nelle persone dell’Assessore Bellaviti e del Presidente Bosone. Il primo ha chiaramente espresso una posizione contraria ad un ruolo di protagonismo per il Comune nella riqualificazione dell’area, lasciando intendere che, alla sua parte politica, va bene qualsiasi cosa proponga il privato, nei pochi limiti che il PGT prevede. Si tratta fondamentalmente di lasciare grosse libertà di edificazione a costruttori presumibilmente poco interessati alla collettività e che avranno modo di rendere l’Arsenale una zona residenziale di lusso.

L’atteggiamento di Bosone è stato differente: la Provincia ha interesse a valorizzare l’area (va ricordato che, il 27 novembre 2013, questo ente ha avviato l’iter di acquisizione dell’Arsenale appoggiandosi proprio al Federalismo Demaniale) ma vorrebbe essere affiancata anche dal Comune, in modo da mettere insieme le forze e dare più garanzie ai cittadini.

La critica che più spesso sento rivolgere all’Arsenale Creativo è quella secondo cui, per bonificare e riqualificare i 140.000 mq dell’area, saranno necessarie grosse spese che gli enti pubblici non possono affrontare. Ciò che cerchiamo di spiegare a chi parla con noi è che, una volta acquisita la proprietà gratuita dell’Arsenale, il Comitato si impegnerà a ottenere finanziamenti in modo da coprire tutti i costi. Progetti come il nostro, rivolti alla collettività e caratterizzati dalla valorizzazione di cultura, energia pulita e socializzazione, vengono finanziati abbastanza facilmente a più livelli, dalle Fondazioni all’Unione Europea. Per farla semplice: i soldi ci sono, basta chiederli e avere idee solide su come utilizzarli.

Abbiamo un lunghissimo elenco di proposte per ridare vita all’Arsenale: dal coworking al dare finalmente una sede alle troppe associazioni pavesi che non ne hanno una, passando per spazi dedicati ad artigianato, musica, arte, ai giovani, agli anziani, agli stranieri e a tutte quelle categorie sociali che troppo spesso vengono dimenticate dalle istituzioni. L’obiettivo è quello di riuscire a coinvolgere la cittadinanza nel modo più ampio possibile in modo che, insieme, si possa dare una risposta reale ai bisogni di Pavia e, perché no, cercare di creare qualche posto di lavoro. Sono progetti che richiederanno qualche anno per essere realizzati ma, se mai si comincia, mai si finisce.

Importante è sottolineare che il Comitato non demonizza l’intervento di agenti privati all’interno dell’area. Va però fatta una distinzione tra uno o più privati che acquistano l’Arsenale e ne diventano proprietari assoluti, dettando, bene o male, regole proprie, e uno o più imprenditori che, in un quadro di proprietà pubblica, decidono di investire in un’area che, legalmente, deve essere potenzialmente fruibile dalla totalità della cittadinanza. Quest’ultimo tipo di investimento è auspicabile.

Bisogna, infine, specificare che non tutto ciò che proviene dalle istituzioni pubbliche è da difendere a priori: come accennavo sopra, il PGT del comune di Pavia lascia spazio a molteplici possibilità per chi volesse investire in edilizia o, peggio, speculare sull’area. Sono infatti previsti parcheggi e residenze di lusso per più di 1100 abitanti, senza tener minimamente conto del fatto che metà degli edifici presenti nell’Arsenale risale a un periodo tra il 1860 e il 1920 (si tratta dunque di beni che andranno tutelati dal Ministero competente) e che una parte dell’area, quando il Ticino è in piena, va sotto l’acqua: lì, di certo, nessuno potrà costruire case. Con lo spazio restante, facendo due conti, resta solo da costruire in verticale… dunque ci troveremmo con case di lusso che non solo sarebbero inutili, a Pavia, ma deturperebbero anche il paesaggio verde del parco del Ticino.

Ciò che, almeno personalmente, non mi aspettavo, è l’interesse e la curiosità che siamo riusciti a concentrare sull’argomento: posso realisticamente prevedere una partecipazione sempre crescente e non posso che auspicarla.