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Arsenale Creativo Pavia

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“Quale futuro per l’Arsenale?” – Il libro delle proposte

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Sono stati due giorni di confronto intensi e stimolanti, quelli del 29 e 30 giugno all’Apolf. Circa 200 cittadini hanno messo sul tavolo 41 proposte, discusse ognuna in un gruppo di lavoro, e insieme abbiamo creato questo: il libro delle proposte sull’Arsenale, che trasformerebbero l’Arsenale in un nuovo quartiere della città, vivace, vissuto, un motore di sviluppo.

Non si tratta di un progetto finito ma di una prima indicazione delle linee guida che parlano dei desideri dei partecipanti all’Open Space. Un patrimonio non da poco.

Una “lezione” sul confronto creativo

[Quello che segue è un brevissimo riassunto dei contenuti portati da Marianella Sclavi, esperta di pratiche partecipative, al nostro ultimo evento pubblico]

 

Un’area come quella dell’Arsenale andrebbe valorizzata al massimo: è una grande occasione di rilancio economico e sociale che interesserebbe non solo la città di Pavia ma l’intera provincia.

Noi parliamo di progettazione partecipata, ma cos’è esattamente? Si tratta di un confronto creativo e, per raggiungerlo, va cambiata la concezione di democrazia: da quella classica a quella deliberativa. Ecco uno schema:

Livello 1. Elezione – I rappresentanti vengono eletti e la loro “élite” detiene il potere decisionale.

Livello 2. Consultazione – L’élite chiede ai cittadini un’opinione su determinati problemi ma il centro rimane il potere politico. I cittadini, nel proprio rapportarsi con le amministrazioni, sono isolati. In termini generali, quando i nostri politici parlano di “partecipazione” fanno riferimento a questo livello.

Livello 3. Dialogo/Facilitatori neutrali – Il primo salto “evolutivo” è quello in cui i cittadini (persone molto diverse fra loro) cominciano a parlarsi, creando un contesto di mutuo apprendimento ed esplorazione congiunta, in cui non ci si giudica. Il potere politico non è escluso dal gruppo, ne è parte integrante. Il facilitarore ha il ruolo di fare in modo che tutti, anche i cittadini più marginali, partecipino al dialogo al pari degli altri: solo in questo modo la discussione diventa realmente creativa.

Livello 4. Confronto creativo – Pubblica amministrazione e facilitatori collaborano. Si instaurano nuovi rituali di convivenza nelle città, in cui vige l’ascolto attivo, che non significa far parlare tutti indistintamente ma assumere che i propri interlocutori abbiano ragione per capire a fondo cosa stanno comunicando: si passa dal diritto di parola al di diritto all’ascolto). Fondamentale resta la moltiplicazione delle opinioni: più idee vengono esternate, più il discorso sarà “creativo”.

Non si tratta di semplici assemblee, quelle sono uno step precedente: mirano a una risoluzione rapida dei problemi attraverso delle votazioni ma non viene innescato nessun meccanismo di reale confronto, non c’è discussione tra persone, non ci si conosce fra partecipanti.

Cosa rende tale, dunque, un confronto creativo? Ecco sette condizioni fondamentali:

1. Inclusione – Tutti vanno coinvolti nel processo creativo, le diversità sono risorse, non ostacoli.

2. Tema – Deve essere ben definito e avere un significato, per i partecipanti, in modo da coinvolgerli in modo duraturo.

3. Regole ad hoc – Sono i partecipanti a istituirle, dando quindi linee guida ai propri comportamenti all’interno del processo decisionale.

4. Comprensione – Il confronto creativo è qualcosa che va oltre la negoziazione: si tratta di ascoltarsi e comprendere le motivazioni di ognuno.

5. Dialogo – Capire gli interessi dei partecipanti è una fase preliminare che serve a portare sul tavolo della discussione proposte nuove, frutto della congiunzione dei diversi bisogni, che possono essere giudicate “migliori” rispetto alle precedenti soluzioni.

6. Niente vincitori o perdenti – L’esito dei momenti di confronto viene riconosciuto da tutti come risultato di un lavoro fatto insieme, condiviso: anche chi è meno entusiasta delle soluzioni trovate deve poterle accettare.

7. Accordo – Si può raggiungere un punto di accordo solo nel momento in cui tutti gli interessi in campo vengono presi in considerazione e si è sicuri di aver fatto ogni sforzo per soddisfarli.

Può essere utile, in fase di confronto e progettazione, disegnare una mappa del processo partecipativo, in modo che ognuno sappia sempre a che punto del percorso ci si trova. Si possono mettere in campo le idee più svariate: fare una mostra delle buone pratiche, anche estere, da organizzare possibilmente all’interno dell’Arsenale; cercare di organizzare delle visite all’interno dell’area, così che la gente possa vederla e sentirla più “reale”; mettere in piedi dei corsi per spiegare alle persone che tipo di lavoro si intende svolgere con loro…

Importante è anche tenere le persone costantemente informate sullo stato dei lavori, facendo continue verifiche insieme a loro, in modo che i progetti possano essere perfezionati fino all’ultimo e, in fase di realizzazione, tutti possano sapere che ciò per cui hanno lavorato sta diventando reale.