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Nelle prime righe dello statuto della Città metropolitana di Milano, redatto qualche mese fa, compare la parola “felicità”. Si dice che scopo della Città metropolitana è la felicità dei suoi cittadini.

Sono di Pavia, ma non per questo vorrei essere escluso da un così alto obiettivo. Ho quindi due strade:

– fondo un gruppo di pressione che chiede l’adesione alla Città metropolitana. L’ipotesi è giuridicamente plausibile (art. 1, comma 6, legge 56/2014 o “Legge Del Rio”) e di qualche ragionevolezza: basta passare dalle parti della stazione quando partono i treni dei pendolari;

– mi attivo in sede locale. Ed ecco per l’appunto l’Arsenale creativo. Il quale che ha a che fare con la felicità? Ce lo spiega l’economista di Princeton Angus Deaton con un indovinello. Immaginate, dice Deaton, che una persona con stipendio di 50.000 dollari, alla fine dell’anno, venga premiato con un bonus del 2% pari a mille dollari. Immaginate anche che una seconda persona abbia un reddito di 200.000 dollari e che questa venga premiata con una gratifica dell’1%, pari a 2.000 dollari. Quale dei due sarà più contento? La risposta non è ovvia e questa incertezza sta a significare, in poche parole, che il denaro, e quindi a livello macro il Pil, non è tutto.

Per soppesare l’appagamento o il benessere bisogna andare oltre la finanza, e il Pil. Bisogna, scrive sempre Deaton, inserire nel conteggio con un peso conveniente anche la capacità/possibilità di contribuire a decidere, cioè di partecipare alle scelte collettive. Bisogna aggiungere, dico io, anche il bello, cioè la capacità/possibilità di apprezzare il bello. Tutto quanto, denaro partecipazione bello, rientra nella felicità.

L’Arsenale creativo è impegno diffuso per il gradevole. Dunque è la nostra via per la felicità.

Franco Osculati