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Una foto dell’evento di venerdì 16, scattata e twittata coi nostri mezzi potentissimi!

“Dobbiamo fare una progettazione partecipata”: parole che sono ricorse spesso, negli ultimi mesi, durante le assemblee dell’Arsenale Creativo e che finalmente stanno raggiungendo una loro concretezza. Rendere la città cosciente e partecipe è possibile, basta farlo con i mezzi e il linguaggio giusti.

L’incontro di venerdì 16 gennaio, su questo tema, è stato utile sia a chi ha partecipato come pubblico attivo, sia a noi del comitato, che nutriamo interesse ed entusiasmo verso queste pratiche ma non ne abbiamo avuto mai esperienza diretta: ecco perché abbiamo chiesto a Marianella Sclavi, docente universitaria e persona autorevole nel campo, di darci degli indizi, delle linee guida per cominciare a capire, proponendole anche di seguire insieme a noi il lavoro che verrà svolto attorno all’Arsenale.

Tra l’altro abbiamo anche una notizia che ci è stata data in anteprima, proprio durante l’incontro, dal nostro assessore Angelo Gualandi, il quale ha partecipato come relatore a fianco della Sclavi: è uscito, in questi giorni, un decreto ministeriale che sancisce la disponibilità dell’Arsenale e vincola i militari a passarne la gestione al Demanio statale. Avremo disposizioni più precise la prossima settimana, dopo che il Comune avrà sentito gli uffici del Demanio.

Saperlo è esaltante ma, allo stesso tempo, cambierà le carte in tavola per tutti. Si prospetta un momento di cruciale importanza in cui prestare la massima attenzione a ciò che accadrà, sul piano burocratico, all’area dismessa di via Riviera.

La situazione, come sempre, è in divenire. Noi, nel frattempo, cominciamo a raccogliere le idee sulla progettazione partecipata, anche in base a quello che abbiamo imparato dalle parole della Sclavi: pubblicheremo al più presto un report sulle interessanti considerazioni uscite durante la serata, non solo da parte dei relatori ma anche del pubblico.

Mi preme però sottolineare subito un aspetto importante, affrontato nel nostro dialogo di venerdì: se le pratiche partecipative non sono utilizzate in Italia, è una questione di contesto culturale e politico-amministrativo. La nostra democrazia è incentrata sui partiti anziché sui cittadini anche se, almeno formalmente e a livello locale, il contesto sta evolvendo: con l’elezione diretta dei sindaci, le amministrazioni fanno riferimento alla cittadinanza, che esprime il proprio consenso o dissenso nei confronti dell’operato pubblico. È quindi importante e auspicabile che le persone si auto-organizzino, facciano rete, creino coscienza e dialogo fra loro, in modo da essere interlocutori seri, competenti e credibili delle amministrazioni. Perché diciamocelo, non vale sempre l’equazione secondo cui relazionarsi agli amministratori sia un primo, inevitabile passo verso la corruzione, ed è arrivato il momento di scardinare queste convinzioni.

Facciamo di Pavia un esperimento raro e prezioso nel nostro Paese, e facciamolo insieme.