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Arsenale Creativo Pavia

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“Quale futuro per l’Arsenale?” – Il libro delle proposte

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Sono stati due giorni di confronto intensi e stimolanti, quelli del 29 e 30 giugno all’Apolf. Circa 200 cittadini hanno messo sul tavolo 41 proposte, discusse ognuna in un gruppo di lavoro, e insieme abbiamo creato questo: il libro delle proposte sull’Arsenale, che trasformerebbero l’Arsenale in un nuovo quartiere della città, vivace, vissuto, un motore di sviluppo.

Non si tratta di un progetto finito ma di una prima indicazione delle linee guida che parlano dei desideri dei partecipanti all’Open Space. Un patrimonio non da poco.

«Conosci Pavia? Hai mai sentito parlare di Arsenale?» La sintesi delle interviste

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L’avete aspettata con trepidazione, immaginata, sognata… ed è arrivata! La sintesi delle interviste fatte nei mesi scorsi a testimoni significativi della realtà del territorio pavese (membri di associazioni, studenti, politici, giornalisti, imprenditori, rappresentanti di comunità religiose ecc.) si può scaricare direttamente da questo link.

Si tratta della prima parte del lavoro svolto dalla nostra associazione, attività che ci ha permesso di iniziare a farci un’idea dei bisogni della città e, al contempo, cominciare a farci conoscere.

La sintesi NON contiene nessuna delle proposte uscite durante il Laboratorio Open Space di progettazione partecipata: su quello stiamo ancora lavorando, restate collegati per novità a brevissimo!

La classe 3ᵃ I della scuola Casorati e la progettazione partecipata

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Ho sempre pensato che le idee, per quanto ambiziose e interessanti, abbiano bisogno di essere divulgate a più persone possibili, in modo che si possano raccogliere opinioni e pensieri che possono aiutare allo sviluppo della stessa o a un suo perfezionamento. Prima di tutto, però, vorrei presentarmi: sono Luca, studente della classe 3ᵃ I della scuola Media F. Casorati di Pavia e vorrei condividere l’esperienza della mia classe in fatto di “Progettazione Partecipata”.

Un giorno la nostra professoressa di lettere, Cristina Roncarolo, ha voluto fare una lezione un po’ più particolare del solito: ci ha parlato di una realtà che ci riguarda da vicino, ossia il destino dell’Arsenale di Pavia, un’area molto vasta ma completamente inutilizzata; e proprio in questo modo ha introdotto alla classe il Comitato “Arsenale Creativo”, spiegandoci in che modo quest’ultimo stia agendo per tutelare l’ex area militare di via Riviera, cercando di riutilizzarne l’estensione nel modo migliore possibile.

La grande domanda però è: Come?

L’obiettivo finale del Comitato è creare uno spazio partendo da un idea condivisa da più persone, e, proprio per questo, penso sia necessario spargere la voce di quest’iniziativa per raccogliere opinioni, pensieri e suggerimenti utili al destino dell’Arsenale.

A questo punto, dopo aver raccolto le proposte di più gente possibile, entra in gioco la “progettazione partecipata”, che, come ci è stato spiegato, è la perfetta concretizzazione del concetto di collaborazione e di confronto fra le varie idee giunte al Comitato, messa in atto mediante un dialogo aperto fra i vari contributori al progetto, al fine di giungere al punto focale condiviso da tutti che accomuna i vari pensieri costituendo il progetto finale del recupero dell’area.

Penso che una strada praticabile sia costituita dal cosiddetto “Cohousing” ossia la creazione di uno spazio polifunzionale, che comprende, oltre agli edifici residenziali, anche luoghi condivisi fra i residenti, in modo da ottimizzare gli spazi e facilitare il dialogo e la collaborazione fra vicini, oltre che un notevole risparmio energetico, diminuendo l’impatto ambientale.

Per questo trovo che coinvolgere e trasmettere questi valori di collaborazione e condivisione di idee ai ragazzi sia un’ottima mossa al fine di sensibilizzare quante più persone possibili su quest’argomento che ci accomuna tutti, in quanto lo spazio dell’ex Arsenale è di tutta la città, e quindi anche nostro!

Per far sentire anche la nostra voce e condividere le nostre idee, io e la mia classe saremo presenti all’ “Open Space Technology”, il 29 e 30 Giugno, per sentire le altre proposte e, magari, migliorare le nostre!

Luca Biscaldi

A tu per tu con la fiducia

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Da sinistra, al tavolo verde: Laura Canale, Alice Moggi, Gianfranco Ginelli e Gianandrea Nicolai

 

Normalmente non userei questo spazio per riflessioni personali ma stavolta farò un’eccezione: sento una sorta di urgenza nel condividere questi miei “due centesimi” che sono, in effetti, pensieri strettamente legati a quello che, come Arsenale Creativo, facciamo e vediamo ogni giorno.

Ieri sera, 18 giugno, abbiamo incontrato Gianfranco Ginelli, assessore comunale a San Donato Milanese con delega alla partecipazione: detto in parole molto povere, San Donato ha inserito la progettazione partecipata nel proprio regolamento comunale [1] e abbiamo ritenuto interessante mettere a confronto questa esperienza con quella pavese, invitando a intervenire anche i nostri assessori Laura Canale e Alice Moggi, rispettivamente all’Innovazione sociale e alle Politiche sociali/Terzo settore.

Speravo, in efetti, che durante la serata sarebbero state messe al centro le tematiche specifiche portate dai tre relatori, che hanno parlato di regolamenti da un punto di vista tecnico ma hanno anche portato le proprie riflessioni su quello che la progettazione partecipata è, sulle sue potenzialità ma anche sulla necessità di coinvolgere in modo profondo le persone, affinché possano davvero partecipare, focalizzandosi poi sull’importanza di monitorare i lavori che verranno svolti anche dopo che il progetto su carta sarà concluso.

Purtroppo ho constatato che la presenza di due assessori pavesi al nostro incontro ha provocato l’effetto opposto a quello che desideravo: ogni forma di scontento e di delusione da parte dei presenti è venuta a galla, costringendo il dibattito sulle mancanze delle amministrazioni degli ultimi 20 anni.

Forse siamo dei visionari convinti di stare con i piedi per terra ma uno dei messaggi che Arsenale Creativo vuole diffondere è che, con le pratiche partecipative, tutte le persone e, soprattutto, tutte le idee e le motivazioni che ne stanno alla base, hanno pari diritto di cittadinanza, senza alcuna distinzione basata su canoni come la professione, il titolo di studio o altro. Per questo abbiamo sempre cercato di promuovere un dialogo onesto e proficuo con il Comune di Pavia: se tutti sono invitati a partecipare non si possono creare muri tra “noi” e “loro”, è necessario collaborare e mettere in campo idee, andando a scardinare piano piano quei processi tali per cui le scelte che riguardano il territorio vengono calate “dall’alto”, buone o meno che siano. Certo, ci sono i normali alti e bassi, ma non posso dire che il Comune non stia cogliendo positivamente il nostro lavoro e le nostre intenzioni.

Come sempre accade, le discussioni finiscono con l’andare dove ci sono i nodi da sciogliere, ed è quello che è comprensibilmente successo ieri sera. Pavia, lo sappiamo, è una città tutt’altro che facile. Qui, come in Italia tutta, ci siamo ormai abituati a pensare che la gestione della “cosa pubblica” sia tirata avanti da gente che, nel migliore dei casi, è incompetente. Se anche partiamo con le migliori convinzioni, soprattutto in occasione di elezioni, basta un errore degli amministratori per farci ripiombare nella sfiducia. E forse la parola chiave su cui bisogna riflettere a fondo è proprio questa, “sfiducia”: quella che impedisce a ogni processo creativo (nel significato proprio di “creare”) di iniziare e a ogni tentativo di dialogo di diventare davvero costruttivo e concreto.

Sono sicuramente giovane e mi sono avvicinata alla vita politica della mia città da non più di un anno e mezzo ma una cosa posso dirla. Anzi, tre. La prima è che, pur rispettando ovviamente l’esperienza di chi ha qualche decennio in più di me alle spalle, credo non sia utile rimanere ancorati a pensieri come “non è nulla di nuovo”, “noi facevamo così”, “fidati che io le ho già vissute”. Dalle esperienze di altri si impara molto, e l’occhio lungo di chi “certe cose” le ha già viste è fondamentale ma è altrettanto importante calarsi nei tempi in cui ci si trova, cercando di mettere da parte la presunzione di avere le risposte preventivamente pronte e osservando, chiedendo, dubitando prima di tutto di se stessi.

La seconda è che il primo passo per capirsi è conoscersi e, per conoscersi, bisogna trovare il modo di parlarsi. Credo che un piccolo varco nelle istituzioni, con la nostra attività intorno all’Arsenale, lo abbiamo aperto, ma non è sicuramente abbastanza, il lavoro non finisce qui. I cittadini devono trovare il modo di rendere chiare le proprie richieste e necessità e, al contempo, gli amministratori devono essere capaci di spiegare in cosa consiste il loro lavoro, come funzionano le cose quando si governa una città. Ricordando che siamo tutti esseri umani e ci stanchiamo, ci arrabbiamo, ci troviamo sotto pressione allo stesso modo.

Il terzo e ultimo pensiero è che, per ricevere fiducia, bisogna prima di tutto darne. Come non si può parlare serenamente con una persona dando per scontato che questa sia in mala fede, incapace o stupida, alla stessa maniera non si può instaurare un dialogo fruttuoso fra cittadini e istituzioni sulle medesime premesse. Abbiamo la fortuna di vivere in una città piccola e di poter facilmente parlare con assessori e consiglieri comunali: sfruttiamo ogni occasione, dunque, facciamo domande, conosciamoci, recuperiamo quei rapporti umani che si sono allentati. Penso sia davvero il mio unico, reale auspicio per dare un nuovo respiro a questa città.

[1] Non essendo questo, per ora, il tema delle mie riflessioni, mi limito a darvi questi link utili: il Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani, proposto da Labsus, e l’elenco dei comuni che hanno adottato, o stanno adottando, tale regolamento.

Grande festa in piazza Vittoria e qualche assaggio dei prossimi eventi

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Domenica 7 giugno, grazie all’aiuto di diverse associazioni e realtà pavesi, abbiamo invaso le strade di Pavia con musica, colori e tanto divertimento. Per noi il successo dell’iniziativa è indubbio e non possiamo che ringraziare, nel modo più sentito, tutti coloro che hanno animato il centro città ma anche chi ha a sua volta espresso gratitudine per il volto diverso che, per un pomeriggio, Pavia ha regalato ai passanti.

In piazza Vittoria è stata esposta una mostra per raccontare la storia della nostra giovane associazione e per illustrare esempi virtuosi sparsi in giro per il mondo di quella che viene chiamata “progettazione partecipata”: 25 pannelli, a cura di Giulio Ernesti e Max Barbiero, in cui venivano raccontate nuove modalità di progettazione del territorio, che coinvolgono i cittadini in modo diretto e danno spazio alle idee di tutti; si è esibita la scuola di teatro di improvvisazione Improvvisamente, con una serie di giochi che hanno coinvolto un pubblico sempre più curioso. Hanno partecipato i clown VIP (Vivi In Positivo), l’etichetta musicale indipendente Red Plastic Label e l’associazione sportiva dilettantistica Capoeira Angola. All’ombra dei portici hanno suonato i jazzisti della Big Dive Band e i Love Hate Love, band tributo agli Alice in Chains. L’associazione e ludoteca Aerel ha nel frattempo festeggiato il suo settimo compleanno, con tornei e giochi per chiunque volesse partecipare. La cupola Arnaboldi ha infine accolto i giovanissimi rapper Faro e Shamer, con gli skater e pattinatori del progetto 3P – Pavia Park Project.

La giornata si è conclusa con una conferenza al Broletto sul progetto in corso di progettazione partecipata promossa dalla dottoressa Marianella Sclavi, esperta di confronto creativo e di facilitazione dell’ascolto fra le persone.

Una bella domenica, un regalo per la città di Pavia che domenica 21 giugno finalmente potrà assistere all’apertura dell’Arsenale di via Riviera, rimasto chiuso troppo a lungo. Apertura che, per noi di Arsenale Creativo, è una delle tappe del cammino verso la riqualificazione e il riuso di questa enorme area dismessa.

Il nostro è un progetto programmato in modo preciso, perchè nulla va lasciato al caso: la prima fase, che si è appena conclusa, vedeva protagonisti alcuni fra i testimoni più significativi di quello che è il contesto cittadino pavese: dai rappresentanti di associazioni, passando per i politici locali, imprenditori e vari soggetti attivi sul territorio. La seconda fase si apre adesso: inizia con la visita all’Arsenale che diventa propedeutica alla fase di progettazione vera e propria, aperta a tutti i cittadini che abbiano voglia di mettere in gioco le proprie idee e proposte: il 29 e il 30 giugno, alla sede dell’Apolf di Pavia in via Giovanni Bosco 23, si svolgeranno due serate di “Laboratorio di progettazione – Open Space Technology“, parole altisonanti dietro cui si cela un concetto semplice: parlarsi senza giudicarsi, cercando di ascoltarsi con empatia e capendo insieme cosa Pavia vuole nell’Arsenale.

Vi aspettiamo quindi già domenica 7 in via Riviera, dalle 10:30 alle 17:30: non fatevelo raccontare, non fatevi più ripetere quanto è grande e bello l’Arsenale: venite a vederlo con i vostri occhi!

Una “lezione” sul confronto creativo

[Quello che segue è un brevissimo riassunto dei contenuti portati da Marianella Sclavi, esperta di pratiche partecipative, al nostro ultimo evento pubblico]

 

Un’area come quella dell’Arsenale andrebbe valorizzata al massimo: è una grande occasione di rilancio economico e sociale che interesserebbe non solo la città di Pavia ma l’intera provincia.

Noi parliamo di progettazione partecipata, ma cos’è esattamente? Si tratta di un confronto creativo e, per raggiungerlo, va cambiata la concezione di democrazia: da quella classica a quella deliberativa. Ecco uno schema:

Livello 1. Elezione – I rappresentanti vengono eletti e la loro “élite” detiene il potere decisionale.

Livello 2. Consultazione – L’élite chiede ai cittadini un’opinione su determinati problemi ma il centro rimane il potere politico. I cittadini, nel proprio rapportarsi con le amministrazioni, sono isolati. In termini generali, quando i nostri politici parlano di “partecipazione” fanno riferimento a questo livello.

Livello 3. Dialogo/Facilitatori neutrali – Il primo salto “evolutivo” è quello in cui i cittadini (persone molto diverse fra loro) cominciano a parlarsi, creando un contesto di mutuo apprendimento ed esplorazione congiunta, in cui non ci si giudica. Il potere politico non è escluso dal gruppo, ne è parte integrante. Il facilitarore ha il ruolo di fare in modo che tutti, anche i cittadini più marginali, partecipino al dialogo al pari degli altri: solo in questo modo la discussione diventa realmente creativa.

Livello 4. Confronto creativo – Pubblica amministrazione e facilitatori collaborano. Si instaurano nuovi rituali di convivenza nelle città, in cui vige l’ascolto attivo, che non significa far parlare tutti indistintamente ma assumere che i propri interlocutori abbiano ragione per capire a fondo cosa stanno comunicando: si passa dal diritto di parola al di diritto all’ascolto). Fondamentale resta la moltiplicazione delle opinioni: più idee vengono esternate, più il discorso sarà “creativo”.

Non si tratta di semplici assemblee, quelle sono uno step precedente: mirano a una risoluzione rapida dei problemi attraverso delle votazioni ma non viene innescato nessun meccanismo di reale confronto, non c’è discussione tra persone, non ci si conosce fra partecipanti.

Cosa rende tale, dunque, un confronto creativo? Ecco sette condizioni fondamentali:

1. Inclusione – Tutti vanno coinvolti nel processo creativo, le diversità sono risorse, non ostacoli.

2. Tema – Deve essere ben definito e avere un significato, per i partecipanti, in modo da coinvolgerli in modo duraturo.

3. Regole ad hoc – Sono i partecipanti a istituirle, dando quindi linee guida ai propri comportamenti all’interno del processo decisionale.

4. Comprensione – Il confronto creativo è qualcosa che va oltre la negoziazione: si tratta di ascoltarsi e comprendere le motivazioni di ognuno.

5. Dialogo – Capire gli interessi dei partecipanti è una fase preliminare che serve a portare sul tavolo della discussione proposte nuove, frutto della congiunzione dei diversi bisogni, che possono essere giudicate “migliori” rispetto alle precedenti soluzioni.

6. Niente vincitori o perdenti – L’esito dei momenti di confronto viene riconosciuto da tutti come risultato di un lavoro fatto insieme, condiviso: anche chi è meno entusiasta delle soluzioni trovate deve poterle accettare.

7. Accordo – Si può raggiungere un punto di accordo solo nel momento in cui tutti gli interessi in campo vengono presi in considerazione e si è sicuri di aver fatto ogni sforzo per soddisfarli.

Può essere utile, in fase di confronto e progettazione, disegnare una mappa del processo partecipativo, in modo che ognuno sappia sempre a che punto del percorso ci si trova. Si possono mettere in campo le idee più svariate: fare una mostra delle buone pratiche, anche estere, da organizzare possibilmente all’interno dell’Arsenale; cercare di organizzare delle visite all’interno dell’area, così che la gente possa vederla e sentirla più “reale”; mettere in piedi dei corsi per spiegare alle persone che tipo di lavoro si intende svolgere con loro…

Importante è anche tenere le persone costantemente informate sullo stato dei lavori, facendo continue verifiche insieme a loro, in modo che i progetti possano essere perfezionati fino all’ultimo e, in fase di realizzazione, tutti possano sapere che ciò per cui hanno lavorato sta diventando reale.

Sulla imminente progettazione partecipata e una novità

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Una foto dell’evento di venerdì 16, scattata e twittata coi nostri mezzi potentissimi!

“Dobbiamo fare una progettazione partecipata”: parole che sono ricorse spesso, negli ultimi mesi, durante le assemblee dell’Arsenale Creativo e che finalmente stanno raggiungendo una loro concretezza. Rendere la città cosciente e partecipe è possibile, basta farlo con i mezzi e il linguaggio giusti.

L’incontro di venerdì 16 gennaio, su questo tema, è stato utile sia a chi ha partecipato come pubblico attivo, sia a noi del comitato, che nutriamo interesse ed entusiasmo verso queste pratiche ma non ne abbiamo avuto mai esperienza diretta: ecco perché abbiamo chiesto a Marianella Sclavi, docente universitaria e persona autorevole nel campo, di darci degli indizi, delle linee guida per cominciare a capire, proponendole anche di seguire insieme a noi il lavoro che verrà svolto attorno all’Arsenale.

Tra l’altro abbiamo anche una notizia che ci è stata data in anteprima, proprio durante l’incontro, dal nostro assessore Angelo Gualandi, il quale ha partecipato come relatore a fianco della Sclavi: è uscito, in questi giorni, un decreto ministeriale che sancisce la disponibilità dell’Arsenale e vincola i militari a passarne la gestione al Demanio statale. Avremo disposizioni più precise la prossima settimana, dopo che il Comune avrà sentito gli uffici del Demanio.

Saperlo è esaltante ma, allo stesso tempo, cambierà le carte in tavola per tutti. Si prospetta un momento di cruciale importanza in cui prestare la massima attenzione a ciò che accadrà, sul piano burocratico, all’area dismessa di via Riviera.

La situazione, come sempre, è in divenire. Noi, nel frattempo, cominciamo a raccogliere le idee sulla progettazione partecipata, anche in base a quello che abbiamo imparato dalle parole della Sclavi: pubblicheremo al più presto un report sulle interessanti considerazioni uscite durante la serata, non solo da parte dei relatori ma anche del pubblico.

Mi preme però sottolineare subito un aspetto importante, affrontato nel nostro dialogo di venerdì: se le pratiche partecipative non sono utilizzate in Italia, è una questione di contesto culturale e politico-amministrativo. La nostra democrazia è incentrata sui partiti anziché sui cittadini anche se, almeno formalmente e a livello locale, il contesto sta evolvendo: con l’elezione diretta dei sindaci, le amministrazioni fanno riferimento alla cittadinanza, che esprime il proprio consenso o dissenso nei confronti dell’operato pubblico. È quindi importante e auspicabile che le persone si auto-organizzino, facciano rete, creino coscienza e dialogo fra loro, in modo da essere interlocutori seri, competenti e credibili delle amministrazioni. Perché diciamocelo, non vale sempre l’equazione secondo cui relazionarsi agli amministratori sia un primo, inevitabile passo verso la corruzione, ed è arrivato il momento di scardinare queste convinzioni.

Facciamo di Pavia un esperimento raro e prezioso nel nostro Paese, e facciamolo insieme.

Nessuno escluso

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 Con i prossimi due interventi di Gennaio, il 16 e il 23, l’Arsenale Creativo porrà le basi per la conoscenza e la messa in pratica di un metodo di ideazione di spazi conosciuto come “progettazione partecipata”. È importante che partecipiate, tutti.

Non lo dico per il sottile piacere di organizzare un evento riuscito ma per la natura della progettazione partecipata e del comitato stesso.
L’Arsenale Creativo in quest’ottica si pone come esperimento comunicativo e sociale, con il compito di dare forma ad idee, bisogni e funzioni a quello spazio, enorme, che diventerà l’Arsenale di Pavia. Dar vita all’equivalente di un nuovo quartiere, dai cittadini per i cittadini.
Partecipare ha un costo di tempo e impegno, un guadagno di soddisfazione e relazioni; è ciò che creerà la forza e la bellezza di quel luogo, le sue fondamenta saranno le strette di mano. Questo, almeno, è ciò che ci auguriamo.
Serviamo noi, tutti insieme, nessuno escluso.

Appuntamento alle 21.00 presso il collegio Valla in viale della Libertà 30.